venerdì 29 luglio 2016

A piccoli calci, 5^ puntata


Il nostro percorso attraverso il mondo delle scuole calcio continua e nella puntata di oggi fa tappa nuovamente in provincia di Varese, presso l’ASD Uboldese Calcio. Ci inoltriamo ora all’interno dei suoi ambienti giovanili grazie al contributo di un ragazzo preparato e competente, già noto ai nostri microfoni, Stefano Truzzi.

Il suo iter da allenatore inizia nell’annata 2014/2015, quando la società lo incarica di allenare la categoria degli Esordienti Misti (classi 2002, 2003, 2004), con la quale inizia a fare esperienza e a mettere in pratica i primi allenamenti. Successivamente nella passata stagione viene posto alla guida dei Pulcini 2007, diventando a tutti gli effetti mister della scuola calcio rossonera.

Sin dall’inizio la sua filosofia personale è stata: <<Sapere, saper fare e saper far fare>> cercando in tal modo di raggiungere al meglio i suoi obiettivi, ricercando una crescita costante dei suoi bambini sia da un punto di vista tecnico che da quello comportamentale. In tal senso <<Noi cerchiamo di far crescere i ragazzi da un punto di vista comportamentale, abituandoli a tenere il giusto atteggiamento e responsabilizzandoli anche nelle cose più piccole>>.  Dunque gli obiettivi sono chiari: per prima cosa il gruppo, per seconda il comportamento, per terza il divertimento e per ultima, ma non ultima, l’aspetto tecnico-atletico che rappresenta il fulcro del lavoro quotidiano di ogni allenamento.  Secondo il mister varesino, dunque, per i suoi bambini la cosa più importante è l’integrazione all’interno dello spogliatoio, componente che lui ritiene fondamentale nella crescita caratteriale di ogni singolo ragazzo. Mentre per lui e il suo staff l’aspetto più importante da raggiungere è <<riuscire a coinvolgere i bambini in tutto quello che si fa, entrando in sintonia con il gruppo e diventando parte di esso, in modo da essere seguito, ascoltato e soprattutto capito>>. 

Riguardo all’organizzazione dei suoi allenamenti ha dichiarato che il suo lavoro si basa principalmente sulle direttive che la Federcalcio consiglia ad ogni giovane allenatore e sulle proprie competenze personali derivanti dai suoi studi in Scienze Motorie e dalle sue esperienze di calciatore. Non a caso <<la FIGC consiglia di svolgere verifiche di ciò che si è appreso alla termine di ogni ciclo di allenamenti per tenere sempre monitorati i ragazzi e per avere sempre un quadro generale sull’efficacia e sui risultati del proprio lavoro. Diversamente si rischia non raggiungere alcun tipo di risultato e senza una giusta propedeutica nella modalità degli esercizi si rischia di far male ai piccoli>>.

In tutto questo la società è sempre presente e molto vicina all’equìpe degli allenatori e al gruppo dei bambini, dimostrando grande attenzione e interesse per il suo settore giovanile sul quale ha puntato molto di recente, investendo considerevoli somme di denaro. La realizzazione del nuovissimo campo sintetico a 11 e una molteplicità di altre strutture tecniche in e outdoor permette a tutte le squadre di potersi allenare nel modo più proficuo e lineare possibile. In definitiva ci troviamo davanti ad una società con un settore giovanile in espansione che non esclude la possibilità di poter veder nascere tra qualche anno anche una sezione femminile, viste le recenti iscrizioni in aumento da parte di piccole bambine per la categoria Pulcini.

Infine Stefano ci ha raccontato le sue prime impressioni legate a questo nuovo ruolo che ha intrapreso da ormai due anni. A proposito del primo anno ha detto: <<Sono stato catapultato in questa nuova avventura e non è stato facile. Però già dall’anno successivo ho avuto sensazioni diverse, riuscendo ad avere sempre di più la situazione in pugno e a lavorare in modo più lineare conducendo gli allenamenti con le mie idee e con le mie direttive. Ho lavorato molto sulla coordinazione, sul gruppo e dopo un anno con questi ragazzi penso ritenermi in parte molto soddisfatto avendo raggiunto gran parte dei miei obiettivi>>. Ci ha parlato anche del ruolo che ricopre, che ha definito né troppo facile né troppo difficile ma estremamente delicato. Occorre molta pazienza, costanza e determinazione e solo attraverso queste componenti si può arrivare ad ottenere ottimi risultati e buone soddisfazioni. In conclusione ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto ad intraprendere questo ruolo: <<Ho scelto la scuola calcio perché, secondo me, per diventare un buon allenatore bisogna fare esperienza partendo dal basso, in particolare dai bambini. Ti insegnano e ti mettono alla prova ogni giorno con problematiche di ogni tipo che non avrei mai pensato di incontrare in questo sport. Quando vedo però i risultati, dopo mesi di lavoro, mi riempio di gioia e vengo ripagato di tutti gli sforzi fatti>>. 

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